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Iconografia mariana nel Battistero
NOTA: vista l'importanza degli argomenti trattati e per una maggiore visibilità delle immagini, è possibile visualizzare un ingrandimento cliccando sulle icone presenti nella pagina
Affresco della Madonna di Realvalle
Si tratta di un affresco dall'impianto scenografico di evidente matrice tardo gotica, che quasi delimita il trono regale della Vergine imponente per quel fregio di finto mosaico cosmatesco che contorna la scena. E'detta di Realvalle, in riferimento stilistico all'affresco dell'abbazia cistercense di S. Pietro in Scafati.
Sulle ginocchia della madre è rappresentato il Bambino Gesù che stringe tra le mani il rotolo della legge, su cui sono incise, in caratteri gotici, le parole Ego sum via.
L'immagine della Madonna, intesa come regina per la regale corona sul capo, si staglia sul rosso fondale del trono monocuspidato, con due esili pinnacoli laterali.
Il Bambino quasi scompare su quel grembo di madre che sembra racchiudere tutta l'umanità.
Di lato, in un registro più basso, l'Evangelista Giovanni, dalla fluente chioma che lo ha fatto scambiare per la Maddalena, con il libro tra le mani (il Vangelo del Verbo-Parola) rimanda direttamente al Cristo - il Verbo di Dio.
Affresco della Natività
D'impianto tipicamente bizantino, rappresenta una vera lezione di teologia. Distesa sul drappo rosso, come un'antica basilissa bizantina, la Vergine campeggia nella scena centrale.
E'la Theotokos (Madre di Dio) proclamata dal Concilio di Efeso del 431. E' situata tra i due bambini, con le spalle rivolte al primo in fasce, il volto e la mano con l'indice teso verso il secondo che sta facendo il bagno.
In un'epoca di eresie cristologiche (docetismo, gnosticismo, arianesimo) occorre sottolineare la fisicità del Cristo ed ecco il neonato che, come tutti i bambini, fa il bagno.
La divinità (e quindi la redenzione operata attraverso la morte in croce) è anticipata dalla mangiatoia a forma di tomba e dalle fasce che preannunciano il sudario funebre).
Secondo i Vangeli apocrifi, sono presenti due donne, Zachele e Salomè, la levatrice punita per la sua incredulità e poi credente. Ma ancora più enigmatica è la figura di Giuseppe, posta sempre fuori la grotta, in atteggiamento pensieroso o dormiente.
Degli angeli volano nella parte alta del dipinto, uno dei quali dà l'annuncio ai pastori.
La salita al Calvario
E' una delle tradizionali stazioni della Via Crucis.
Il Vangelo, tuttavia, non dice che la Madre abbia accompagnato il Figlio nella via dolorosa del Calvario, ma l'Evangelista Giovanni registra la sua presenza sotto la croce (stabat Mater) nel momento ultimo della morte.
L'affresco rappresenta il corteo che circonda Cristo ed egli campeggia, ieratico e sereno, alzando la croce tradizionale, leggermente poggiata sulla spalla sinistra, più come un trofeo di vittoria che come strumento di morte.
I soldati centrali, riconoscibili dagli elmi e dalle due lunghe lance, indicano la presenza dell'autorità romana, mentre tre donne, le pie donne del Vangelo, si stringono piangenti al Cristo.
Dal lato opposto un altro gruppo di tre donne si spingono, quasi inutilmente, verso Gesù.
L'aureola che circonda il loro capo ci fa capire che si tratta di Maria di Magdala, Maria di Cleofe e Maria di Nazaret, la Madre di Gesù, riconoscibile dall'ampio mantello azzurro sotto cui si intravede la veste rossa.
Sono gli stessi colori che ritroviamo nel Cristo; nella scelta cromatica della pittura medievale si è andato affermando sempre più il ruolo di Maria quale Madre di Dio, la Platytera (Colei che è più vasta del Cielo, Dio) dei canoni iconografici bizantini.
Rilievo policromo di S. Maria Maggiore
All'interno del Battistero sono stati operati diversi cambiamenti, e fino al 1925 questo altorilievo in stucco sormontava l'altare maggiore.
Attualmente, posto in alto, alla parte sinistra dell'ambulacro, entrando, l'immagine quasi si confonde con il grigio colore della parete. E' un'immagine medievale che rientra in una tipologia specificamente della Campania.
E' detta di S. Maria Maggiore perché fino al 1260 il Battistero era sede vescovile e certamente conservava anche la cattedra del Vescovo. Per antica tradizione si ricorda che fu S. Prisco il primo Vescovo nocerino e solo nel 1386, quando Urbano VI restituì ai nocerini la diocesi soppressa per circa un secolo, la sede fu spostata nell'attuale Vescovado.
L'effigie, un tempo policroma, come si evince dai frammenti di colore ancora visibili, sia pure in forma stilistica alquanto ingenua e popolare, rappresenta la Vergine a mezzo busto, col Bambino seduto sulle ginocchia.
Due angeli laterali la incoronano regina ed ancora oggi, nonostante la lontananza del manufatto, il suo volto sembra sorriderci con un guizzo di bontà cristallizzato in quegli occhi ancora vivi.
Bassorilievo di S. Maria del Carmine
Del bel pezzo seicentesco è rimasta soltanto una riproduzione fotografica di quello che doveva essere un delicato bassorilievo in marmo.
Trafugato dal Tempio, qualche anno dopo il sisma, nella notte tra il 3 ed il 4 marzo 1985, ci rimane solo l'epigrafe che il suo costruttore aveva fatto, innalzando l'edicola.
Leggiamo: "IO, ANDREAS UNGRUS DE NUCERIA ME EREXIT EX LEGATO TIBERII SUI FRIS A.D. 1606" (Giovanni Andrea Ungaro da Nocera mi ha eletto per legato di suo fratello Tiberio, nell'anno del Signore 1606).
Da quando i Carmelitani sono venuti nelle nostre zone e vi hanno fondato diversi conventi, la devozione alla Madonna del Carmine si è diffusa in modo straordinario ed ancora oggi i fedeli vi sono affezionati.
La tradizione ci parla di S. Simone Stockv, generale dell'Ordine carmelitano che ebbe la visione della Vergine nell'atto di offrirgli il famoso scapolare.
Ricordiamo che il profeta Elia si ritirava in preghiera in una grotta del monte Carmelo (da cui Carmine), in Palestina. Quando i monaci furono costretti a lasciare quei luoghi santi, trasportarono la devozione in Europa ed in particolare nel Meridione d'Italia.
Questo spiega l'origine bizantina della classica Madonna del Carmine, che ritrae i caratteri propri dell'iconografia orientale e rappresenta quasi un medium tra la cultura d'Oriente e quella occidentale.
Affresco della Madonna di Loreto
La descrizione di questo affresco è chiarita nella Relatio teramani (Pier Giorgio di Tolomei di Teramo) del 1465, che recita: "L'alma chiesa di Santa Maria di Loreto fu camera della casa della gloriosissima Madre del Nostro Signore Gesù Cristo...La quale casa fu in una città della Galilea chiamata Nazaret. E in detta casa nacque la Vergine Maria e quivi fu allevata e poi dall'Angelo salutata...Quindi gli Apostoli consacrarono quella camera in chiesa...Gli Angeli levarono dal suo posto la predetta chiesa e la trasportarono...".
Tra i vari passaggi della casa (dal 1291 in poi) è interessante notare la sosta nelle Marche, nel 1294, presso una selva appartenente ad una gentildonna chiamata Loreta, donde il nome Santa Maria di Loreta, (poi di Loreto), a Recanati, dove ora è inclusa nella splendida basilica rinascimentale o forse da Lauretum, bosco di piante di lauro.
Non esistono documenti archeologici o prove inconfutabili di questa prodigiosa traslazione; la Chiesa non ha mai imposto questa tradizione come verità di fede, anche se molti Pontefici ne hanno fatto menzione ed approvata la devozione, da Clemente V a Paolo II, da Pio IX a Giovanni XXIII.
La devozione è arrivata fino alle nostre zone e l'affresco ne è una prova.
Sia pure quasi illeggibile ed in fase di restauro, si scorge il gruppo della Madonna che regge il figlio sulle ginocchia: ambedue poggiati sulla "casa" di cui si intravedono le tegole rettangolari del tetto ed alcuni elementi decorativi della facciata laterale, e non sul trono, come sosteneva la bibliografia precedente.
Olio su tela di S. Maria Maggiore
Il quadro, benché reduce dalle macerie del sisma del 1980, è stato risistemato al suo posto e si presenta ancora in tutto il suo ampio respiro pittorico.
Di grande impianto scenografico, l'artista, che tradisce una matrice classica nonostante la sua modernità, mutuando la composizione dell'antico altorilievo, ha saputo rendere l'idea di una giovanissima madre che, circonfusa dal fulgore dello Spirito, porge all'adorazione il Figlio che sembra quasi sporgersi dalla sue braccia.
E' circondata da un gruppo di angeli, due dei quali l'incoronano regina ed altri due l'allietano con i loro splendidi strumenti, una cetra e un tamburo. Ai suoi piedi due santi: S. Prisco, primo vescovo dell'antica Nuceria che con la sua evangelizzazione sconfigge l'errore idolatra, raffigurato in un diavolo dall'aspetto caprino che stranamente gli sorregge il pastorale; il Papa Giovanni XXIII, ora beato, con la tiara pontificia.
Sul fondo si riconosce il Battistero, che contestualizza la scena. In basso a destra, come nelle antiche committenze, il parroco De Angelis, in preghiera.
Un cartiglio con l'inno liturgico "Sub tuum praesidium" (Sotto la tua difesa) conferma la tematica mariana dell'opera.
La Chiesa di S. Maria Maggiore
Il 5 aprile 2003 viene riaperta la culto la chiesa di S. Maria Maggiore di Nocera Superiore, l'antica Nuceria Alfaterna.
Nel 1826 venne iniziata la costruzione dell'attuale chiesa, per opera dell'architetto, il gesuita Giambattista Iazzola, con il contributo del vescovo del tempo Mons. Agnello D'Auria.
Aperta al culto il 15 dicembre del 1854, l'anno della proclamazione del dogma dell'Immacolata, qualche anno dopo fu eretto, per volere di Ferdinando II, il campanile, su progetto dell'architetto Ulisse Rizzo e dell'ingegnere Andrea Fortunato.
Ma la chiesa subiva alterne vicende: colpita dal terremoto del 1930, danneggiata gravemente dagli eventi bellici del 1943, è stata quasi completamente distrutta dal sisma del 1980.
Fonte: Il Battistero Paleocristiano di Nocera Superiore (SA) e l'Iconografia mariana - Diocesi di Nocera Inferiore - Sarno - Ufficio Beni Culturali Ecclessiastici.
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